Cos'è il Reiki?

19.11.2022

Quest'oggi inizia l'esplorazione di una disciplina la cui storia è antica come l'uomo stesso, ma la cui scoperta si deve a Mikao Usui, intorno alla metà del XIX secolo.


La ricerca di Mikao Usui è iniziata grazie alle domande dei suoi studenti (il Maestro era infatti secondo alcune fonti, talvolta smentite, docente universitario presso l'Università Doshisha di Kyoto, Giappone), che desideravano sapere di più sul metodo di guarigione di Gesù e sul perché fosse così difficile trovare fonti che spiegassero come questa guarigione avveniva. Da lì, ha inizio il viaggio di Mikao Usui che - semplifico molto - si compì grazie ad un periodo di eremitaggio e profonda meditazione sulla sacra montagna di Kuriyama, sempre secondo i racconti. Un lungo periodo di solitudine (e digiuno) che lo condusse alla rivelazione: c'è un'energia che pervade tutte le cose e che a quelle cose torna grazie al tramite del nostro corpo e, più precisamente, delle nostre mani.

Non fraintendetemi, comunque, perché non è mia intenzione approfondire i parallelismi tra l'uso delle mani nella pratica Reiki e nel Cristianesimo o tra la rivelazione di Mikao Usui e quella di Siddharta Gautama. Insomma, intendo adottare una prospettiva laica e distaccata dalla spiritualità nell'analisi di questa disciplina.

Al di là delle origini del Reiki, vorrei introdurvi a questa disciplina per quello che oggi può significare e per quello che di buono può portare nella vita di ciascuno di noi.

Il Reiki è spesso definito una "pratica di guarigione naturale" (Swami Anand Ajad, in Miszczyszyn e Masseglia, 2017) ma anche "ricongiunzione dell'energia individuale, il Ki, con l'energia dell'universo, il Rei" (Benajir, in op. cit, 2017). Questa disciplina richiede, secondo la prassi attualmente in vigore, che un Maestro attivi lo studente nel corso di un momento di formazione, al termine del quale lo studente diventa un operatore Reiki di I Livello. L'attivazione è un momento molto significativo, perché in qualche modo apre i canali all'interno del nostro corpo che permettono un fluido passaggio dell'energia vitale universale (così spesso Reiki viene chiamato) attraverso le nostre mani verso il corpo del ricevente. Dunque, per quanto alcuni autori come Diane Stein (2003) ritengano che il Reiki debba essere diffuso affinché chiunque, anche senza intercessione di un maestro, possa usufruire di tale dono, resta comunque consigliabile affidarsi ad un Maestro e non solo a dei libri.
Non tanto per dei pericoli nascosti dietro una pratica autonoma, ma perché il Maestro, come in tutti i campi del sapere, si pone come facilitatore e guida in un momento delicato di cambiamento a livello energetico e, per chi crede in qualcosa, spirituale.

Attualmente questa disciplina trova applicazione anche in campo medico in abbinamento a terapie tradizionali. Mi preme molto sottolineare questo aspetto: il Reiki non può e non deve sostituire fondamentali trattamenti medici. Chi pensa che il Reiki da solo possa guarire dal cancro o da qualsiasi altra malattia (senza ulteriori esami di approfondimento) non avrà mai troppa credibilità, nè la mia fiducia. Il Reiki, per come la vedo io e per come la vedono in tanti, è una sorta di supporto e boost non solo per il proprio corpo e per la propria interiorità, ma anche per una serie di dispositivi medici già presenti e la cui efficacia è scientificamente provata, e infatti un trattamento Reiki può anche essere utilizzato sui medicinali per renderli più efficaci e diminuire gli eventuali effetti collaterali. Dunque, prestate attenzione alle mani a cui vi affidate.

Detto ciò, vorrei dirvi come io mi sono avvicinata al Reiki. Come spiegato già alla mia bravissima Master, Daniela Leone, che trovate su Instagram come @tempiodellanima, per me avvicinarmi al Reiki è stato decisamente naturale. Come sapete sono facilitatrice Mindfulness già da un po' e ho una vita interiore decisamente ricca...si potrebbe dire che io abbia sviluppato molto la mia intelligenza intrapersonale sin dall'adolescenza. Non ho mai avuto troppa paura di entrare in contatto con la mia emotività, ho sempre desiderato scoprire di più di me stessa. Ho dunque iniziato a praticare una vita mindful con l'obiettivo di entrare in sintonia con il mio sentire il corpo e i pensieri. Il Reiki, in tal senso, è perfettamente complementare. Prima ancora di essere una disciplina di guarigione è una pratica di auto-osservazione, che consente proprio di affinare la propria capacità di percepire ciò che si prova, sia in termini di dolore fisico che di disagio interiore, intervenendo sulla nostra prospettiva e sul nostro livello di tolleranza.

Prossimamente, entrerò nel merito dei principi che reggono la pratica Reiki, e noterete subito un segnale di affinità con la Mindfulness.

Ditemi come sempre cosa ne pensate. Avete domande?

Angela  

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